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Ma quanto costa bere bene?

Ammetto che è un argomento insidioso e che rischia di sfociare, agli occhi dei profani, in una sorta di battaglia fra l’invidia in stile “vorrei ma non posso”, nel caso si criticassero i vini costosi e la banalità da buzzurro arricchito se fossimo solo bevitori di vini che costano dai 100 euro in su.
Nel nostro libro Metri de Ombre (qui il link), abbiamo cercato di affrontare la questione con equilibrio ed imparzialità, sebbene alla fine non sia uscita una risposta chiara e precisa e non siamo riusciti a schierarci come tifosi Ultras in una delle 2 fazioni. Comunque, alle domande del nostro interlocutore immaginario, pensiamo di aver dato con le nostre risposte ottimi spunti di riflessione.
Secondo noi, semplicemente, la verità sta nel mezzo.
Precisiamo subito che non abbiamo nulla contro le prestigiose e conosciutissime cantine che vendono le loro bottiglie al costo di una rata del mutuo, crediamo nel libero mercato e nella libera scelta da parte di chiunque di acquistarsele e bersele, anche al posto del Gatorade nell’ora di jogging. Quello, al limite, è un problema loro…
La questione si presenta, a mio avviso, leggermente più complessa. Il punto sta nel valutare la differenza fra dei vini ormai riconosciuti da chiunque e dal prezzo proibitivo ed alcune cantine sconosciute ai più ma che offrono dei vini splendidi anche attorno ai 15 euro la bottiglia. Siamo sicuri di avere un palato allenato in pieno stile 007 al punto di riconoscere, come faceva lui, un Mouton-Rotschild del 1955? Oppure un Sassicaia, magari mescolato alla cieca assieme ad altri 10/15 rossi che potrebbero costare anche 10 volte di meno? Siete sicuri che, degustando alla cieca, quel vino che vi fa capottare dall’estasi sarebbe facilmente riconoscibile in mezzo agli altri? Avete mai degustato veramente alla cieca? Se non lo avete fatto, credetemi, è un’esperienza fantastica e che potrebbe dare moltissime risposte ai vostri dubbi.
Il punto non è se lo riconoscereste o no (che poi non è così facile), ma siamo sicuri che il godimento che ci dà un Sassicaia – e parlo con cognizione di causa – valga 10/15 volte il prezzo di altri vini rossi di ottimi qualità? Oppure il tutto rischia di trasformarsi in una tamarrata colossale dove chi ha la fortuna di avere tanti soldi si ostina a comprare le bottiglie che qualche guru oppure alcuni “influencer” hanno pompato al punto che anche il mio cane conosce? Liberi di farlo, ma permettetemi di pensare che poi il tutto si riduce ad una banalizzazione estrema e ad uno spettacolo che, francamente, il mondo del vino ed i piccoli “artigiani” che lavorano al suo interno non meritano. Non meriterebbero che il mondo del vino venisse pubblicizzato e ridotto, soprattutto dagli addetti ai lavori, al Petrus, al Cristal, al Masseto oppure allo Château d’Yquem come sempre più spesso accade nei social network. Il mondo del vino è vasto, immenso, un pozzo senza fondo nel quale solo la curiosità, l’esperienza e la lettura possono aiutarci a districarne le trame. Possibile che ci sia soltanto Bordeaux o Bolgheri, il Barolo o l’Amarone – con le famose bottiglie da centinaia di euro – ad esempio fra i vini rossi? Avete mai provato un Montepulciano d’Abruzzo fatto come si deve? Oppure un Lagrein dell’Alto Adige, senza andare troppo sul difficile? Volete bere solo vini costosi perché siete convinti che la qualità si trovi nel prezzo? Ripeto, liberi di farlo, ma almeno sapete che, accanto al Sassicaia, potreste scegliere un Valentini o un Kurni? Sapete che nel Libano si produce uno dei vini rossi che vi renderebbe fighi nella classica cena dove fate a gara di chi porta la bottiglia più da “sborone”? O sapete che, anziché prendere il classico Puligny-Montrachet della Borgogna da 100 euro, potreste provare uno Chenin Blanc di Nicholas Joly? O avete mai provato un Pinot Nero dell’Oregon?
Il vino è cultura e scopo di chi lo promuove dovrebbe essere quello di far conoscere chicche sconosciute ai più, magari anche più care dei “grandi classici”. Invece, purtroppo, inesorabilmente si tende sempre più a fare cultura sul vino parlando dei grandi nomi e tralasciando il resto. Lasciando passare il messaggio: “Ti mostro un Petrus oppure un Cristal, ergo sono figo e ti devi fidare di me perché questo è il meglio, lo dice anche Robert Parker…”. Nel nostro piccolo e non avendo alcun business da spingere, cerchiamo di presentarvi realtà alternative e vini dal fantastico rapporto qualità/prezzo, più raramente qualche “mostro sacro”.
Personalmente, ho avuto la fortuna di degustarne qualcuno e sicuramente in alcune occasioni non me ne sono pentito, ma è altrettanto vero che ho bevuto vini che costavano 10 volte di meno e che mi hanno entusiasmato, a volte affiancandoli alla cieca a bottiglie “Vip”. Ed oggi, che mi considero ancora uno sbarbatello, la mia curiosità nel provare nuovi vini è ancora più grande degli inizi, perché l’unica certezza che ho assimilato in 20 anni di bevute è che la qualità di un vino non è legata al suo prezzo. E che il nome vale molto, ma se non sapete cosa state ordinando e scegliete la bottiglia di quel produttore perché “è famoso”, non avete capito niente. Ho visto, in più di un’occasione ed in qualche quotato ristorante, contestare e far portar via vini del calibro di Gravner, che il genio di cliente magari aveva sentito spesso nominare e che era in lista a 70/80 euro, senza avere la minima idea del tipo di vino che aveva ordinato.
Insomma, se siete alle prime armi e posso permettermi di darvi un consiglio da “zio”, provate sempre qualcosa di nuovo e diverso, mettete la curiosità al primo posto e solo così potrete costruire delle buone fondamenta per poi costruire il vostro grattacielo di conoscenze su questo fantastico mondo. Limitarsi al Krug, Dom Perignon, Cristal, Masseto, Sassicaia e Gaja & C. vi renderebbe solo dei giganti dai piedi di argilla.